Tra le rivelazioni di Vitigno Italia, c’è l’azienda Calafè che ho immediatamente apprezzato durante la degustazione alla cieca del concorso interno, il Napoli Wine Challenge (pur non conoscendone ancora l’identità) e che ho approfondito poi.

the castle where vitigno italia takes place

Azienda campana piuttosto recente che nasce dalla determinazione di Benito Petrillo il quale nel 1999, dopo una vita spesa, nel mondo dell’editoria, decide di dedicarsi alla viticoltura ma senza compromessi che -evidentemente- ad una certa età non trovano più nutrimento. Acquistando un vigneto nel cuore della DOCG Greco di Tufo non poteva che dedicarsi innanzitutto al Greco immaginandosi un bianco che durasse nel tempo ed è così che inizia la sua avventura produttiva nel 2006. Seguono poi ulteriori investimenti per la produzione dell’Aglianico.

I vini sono assolutamente veri, diretti e tutti legati da un filo di coerenza territoriale e produttiva che ignora ogni principio di esasperata modernità.

Ho provato un po’ tutta la linea insieme al già premiato Taurasi che, prima di essere annunciato tra i vincitori del concorso e quindi svelato, descrivevo brevemente come profondo e riconoscibile (in termini di varietà), pepato con uno sfondo balsamico che rinfresca e alleggerisce anche il finale di bocca prima segnato da un tannino fermo ma ottimamente lavorato. La finezza si conferma anche con l’assaggio dell’Aglianico 2012: succoso e materico.

reassuring crossword
(le rassicuranti parole crociate)

Ancora meglio il Greco, che ho degustato in verticale: un genere di “salto in lungo” (nel tempo piuttosto che nello spazio) più frequentemente praticato dal Fiano di Avellino. Ecco alcune note:

  • Greco di Tufo 2012: il colore è abbastanza carico e luminoso, intenso e pieno in bocca con grande mineralaità. Sembra nato l’altro ieri ma materia e spalla acida – seppur perfettamente integrata – lasciano scommettere sul potenziale di invecchiamento
  • Greco di Tufo 2009: in grande forma, tale da non consentire di immaginare l’età se non la si legge in etichetta. Tocco quasi iodato al naso e sapido in bocca. Un vino da masticare con bella persistenza fruttata
  • Greco di Tufo 2008 “Ariavecchia”: crema pasticcera al naso (grazie alla Malolattica) insieme a frutto giallo maturo e ancora una mineralità confermata dalla sapidità del sorso arricchito da un tocco fumè e retro di mandorla tostata.

Poco da aggiungere, non fateveli scappare.

Alla prossima degustazione.

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