Un tour nel Cilento per consolidare l’idea di biodiversità e la ricchezza di un territorio ben noto per eccellenze come, tra le altre cose, l’ortofrutta, l’olio, la mozzarella di bufala, i templi di Paestum, le spiagge incontaminate o l’interno più aspro ma altrettanto affascinante. Un viaggio per scoprire le tante — e soprattutto diverse — produzioni vitivinicole che inevitabilmente si riscontrano in un areale di produzione così esteso. Un tour che non può prescindere dal confronto con un produttore eclettico di riferimento: Bruno De Conciliis, enologo e comproprietario di Tempa di Zoè insieme alla famiglia Pagano (Emilia e Carmelo Pagano) e ad un gruppo di professionisti e amici che detengono la maggioranza come soci di Innovino Srl., professionisti in ambiti diversi dall’enologia, ma capaci di fornire supporto trasversale alla gestione della società. Due di essi sono titolari di noti ristoranti, con idee chiare su meccanismi promozionali e abbinamenti a tavola
Ho trascorso una giornata all’insegna dello stare insieme, per la voglia di godere del bello e del buono che certamente queste terre sanno offrire insieme a Vittorio Luisi e tutta la famiglia Pagano.
Tempa di Zoè: l’essenza del Cilento
Il nome Tempa di Zoè non è solo una denominazione geografica: tempe sono infatti le dolci colline che scendono verso il mare nel cuore del Cilento, mentre Zoè è un termine greco che evoca l’essenza stessa della vita, un legame profondo tra terra, uomo e natura.
L’azienda nasce ufficialmente nel 1999, quando Bruno De Conciliis inizia a vinificare Zero, il “super campano” da uve Aglianico in parte appassite. Successivamente nel 2019 la maggioranza della società è stata acquistata da un gruppo di professionisti e amici di cui in apertura. È da lì che prende forma un percorso solido, mai tradito da compromessi o deviazioni, costruito sulla convinzione che il vino debba essere la massima e sincera espressione del territorio.
Oggi Tempa di Zoè lavora su 12 ettari di vigneto, di cui 5 in gestione diretta, per una produzione attuale di 50–70 mila bottiglie, con potenziale fino a 100 mila.
Tra Terontola, il Parco Nazionale Del Cilento e Agropoli non c’è molto da aggiungere sull’autenticità della zona.
Il focus rimane sui vitigni autoctoni cilentani più rappresentativi: Fiano per i bianchi, Aglianico per i rossi e il rosato.
Vini che nascono da lavorazioni “per sottrazione”, con un approccio rispettoso, diretto, senza filtri: un modo per tutelare e valorizzare la terra, e insieme una dichiarazione d’amore per essa.
Tempa di Zoè: i vini
Tra i migliori assaggi:
- Asterias (Fiano) – maturato per il 25% in legno, con parte della massa che svolge malolattica e parte no.
• 2024: maturo e speziato, rotondo e piano al palato.
• 2020: più evoluto al naso, candito, con note di tostatura; vellutato ed elegante al sorso. - XA (Fiano di punta) – selezione delle migliori uve Fiano, maturato in rovere francese.
• 2023: caramellato e pungente al naso, saporito. - Xenos 2022 – unisce l’Aglianico ad una base di Cabernet Franc e Grenache.
Offre note di frutta nera matura, terriccio e paprika, per un assaggio coerente, lungo e ben articolato. - Il Diciotto 2022 – Aglianico in puro, affinato in rovere francese.
I suoi 14% alcolici sono ben integrati; profuma di ribes, cuoio e un soffio balsamico. Il palato è coerente, masticabile, sostenuto da una trama tannica fitta. - Zero – da vigna di 70 anni, con il 15% di uve appassite.
Denso e vanigliato con note di legno bruciato, caldo al sorso ma con un finale ammandorlato che bilancia il profilo.
A rendere la giornata ancora più speciale, un pranzo scandito da prodotti scelti con particolare cura e ricette tipiche cilentane, pensate all’insegna dell’armonia. Piatti genuini, convivialità spontanea e la voglia di condividere il bello hanno accompagnato i calici, trasformando la degustazione in un momento di piacere semplice e autentico, in compagnia di amici e del territorio.
Un tour nel Cilento vuol dire immergersi in un territorio che sa coniugare paesaggi mozzafiato, sapori autentici e vini vibranti, capaci di raccontare storie di passione e dedizione. Tempa di Zoè è una tappa obbligata per chi vuole comprendere fino in fondo la biodiversità enologica di queste terre e la ricchezza di una viticoltura che guarda al futuro restando fedele alle proprie radici.









