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A Vinitaly gli appuntamenti e le occasioni di incontro, gli stimoli e gli spunti di riflessione sono sempre molti. La mia impressione, però, è che negli ultimi anni sia stato fatto un bel lavoro di riordino: oggi la fiera è decisamente più fruibile per operatori e professionisti, e non possiamo che esserne contenti.

Nessuna sorpresa se mi sono concentrata sui rosati, categoria che seguo da vicino con la guida 100 Best Italian Rosé. Proprio per questo non potevo mancare all’appuntamento con la degustazione dell’Aglianico del Taburno Rosato, prima e rara DOCG dedicata a un rosato in Italia: un progetto intrigante, interessante da osservare nel suo sviluppo.

In generale la media qualitativa è apparsa molto buona, una conferma già emersa negli eventi dedicati che ogni anno si tengono in Campania. Condivido qui alcuni appunti, utili anche per valutazioni e confronti futuri.

Tra i campioni degustati, Cantine Iannella si presenta con un rosato sgargiante, morbido e accomodante. 36Casali convince per linearità e pulizia, dritto ed equilibrato. Viticoltori San Martino – Roseto spinge su note di erbe medicinali più che sul frutto. Cavalier Falluto mantiene un Aglianico riconoscibile, con accenti terrosi. Nifo Sarrapochiello – Ma’rosa è ancora giovane, con note esotiche che promettono bene. Il Poggio ha un naso accattivante ma non per questo ruffiano al gusto. Fontanavecchia – Tabarosa è ricco ma sobrio ed elegante. Infine Cantine Tora – Lady Pink, floreale al naso e con una dinamica gustativa articolata.

Una denominazione che dimostra di voler puntare seriamente su questo stile, a conferma della sempre maggiore centralità del rosato nelle produzioni aziendali e nel racconto contemporaneo del vino italiano.

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