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Due i vini presentati di recente dall’azienda molisana Tenute Martarosa e immediate le considerazioni.

Nonostante abbia avuto il privilegio di averne un assaggio in anteprima in occasioni precedenti come l’Only Wine ad aprile, l’evento si è tenuto ufficialmente a fine giugno nello splendido giardino della cantina che si fa strada a suon di etichette sempre più in forma, come il rosato da Tintilia – autoctono a bacca nera – di gran classe e spesso premiato dalla 100 Best Italian Rosé.

La prima novità è il Fiano 2019, un vitigno noto e diffuso specialmente al Sud seppur prevalentemente associato alla Campania. Sui testi e tra gli articoli leggiamo spesso che il Fiano di Avellino, una delle 4 DOCG campane appunto, è ritenuto la versione “migliore”. E allora ci siamo chiesti: cosa significa migliore? La gradevolezza non sarebbe sufficiente, ne abbiamo tante altre così interessanti, si pensi al Fiano cilentano – per rimanere in Campania -, preferito da chi non ha voglia di attendere e preferisce toni più mediterranei rispetto alla verticalità del Fiano di montagna irpino (AV). Ma senza dubbio, il secondo ha – tendenzialmente – maggiore longevità quindi. Primo elemento che spiega bene la scelta dei fratelli Travaglini, i quali hanno individuato un potenziale su una specifica porzione di territorio. Inoltre, una delle caratteristiche del Fiano è la plasticità e la capacità di adattarsi a territorio e interpretazioni; nessuna sorpresa, quindi, nel trovare letture diversificate e, nello specifico, ricche come questa: un fiano dorato e opulento che affina in legno.

E poi lo spumante metodo classico da Tintilia in bianco, un Pas Dosé 2022 frutto di un affinamento di 20 mesi sui lieviti, molto elegante. E subito la mia domanda: perché in bianco? La risposta porta ad esplorare la vera natura del Tintilia, vitigno identitario a bacca nera del Molise considerato appartenente alla famiglia delle uve tintorie ma che, in realtà, è in grado di esprimere finezza sin dalle colorazioni tenui come il rosato – di cui sopra – anticipava. Bolla cremosa e profumi soffusi per un assaggio appagante e rinfrescante.

Entrambi hanno preso il nome della dimora di famiglia: Villa  Cliternia.

Complimenti ai fratelli Travaglini, ancora una volta: ben fatto!

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