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Il concorso sui PIWI del mese scorso in Fondazione Edmund Mach è stato ed è, alla sua quarta edizione, un riferimento per approfondire un tema molto caldo in questi ultimi anni: i vini da vitigni resistenti che, in Italia, si fanno sempre più strada soprattutto nelle regioni del nord.

La classifica e i risultati, divisi per categoria, sono sunti di riflessione circa un argomento da trattare seriamente anche come possibile risposta alle sfide del cambiamento climatico.

PIWI sta per PilzWiderstandsfähig e lo scorso 5 dicembre sono stati pubblicati risultati e dichiarazioni del concorso tenuto lo scorso novembre. Come promesso sui social, sono a condividere classifica e considerazioni.
Con 148 etichette partecipanti, 90 aziende da tutta Italia, sette categorie di valutazione, due giornate di degustazioni, 30 commissari, 15 studenti del corso enotecnico a supporto dell’evento, si è conclusa appunto la quarta rassegna nazionale dei vini piwi organizzata dalla Fondazione Edmund Mach in Trentino Alto Adige. La quinta edizione si aprirà alle cantine estere. L’annuncio è stato dato oggi dal Presidente FEM, Mirco Maria Franco Cattani nell’ambito della cerimonia di premiazione che ha visto intervenire esperti di rilievo internazionale nel campo dei vini resistenti.

Il mio personale giudizio, dopo le degustazioni alla cieca come membro della giuria, è molto incoraggiante per la categoria dei vini bianchi fermi: diverse le referenze interessanti a prescindere dalla firma stilistica dei singoli produttori; meno bene i macerati o i frizzanti che cerano ancora una quadra pur sempre nella loro semplicità. Meglio gli spumanti sia Metodo Classico, tra cui anche delle eccellenze che spero avrò modo di condividere presto, sia Metodo Martinotti che seppur meno persistenti sono mediamente equilibrati. Attenzione, invece, ai rossi: in questa categoria trovo maggiore disparità tra i campioni, troppo spesso l’acidità (che può essere tipica in queste varietà, specialmente quella tartarica) non è integrata. Non solo, troppo spesso i legni sono scadenti ma questo sembrerebbe il male minore sia perché afferirebbe alla pratiche in cantina (magari anche in un più ampio quadro di sperimentazione con vitigni sconosciuti con i quali si prenderanno le misure) sia perché molti dei colleghi giurati già presenti nelle edizioni precedenti mi dicono di aver già notato un innalzamento qualitativo.

Seguono alcune dichiarazioni, info utili anche sui PIWI stessi e, in fondo, la classifica.

Questa vostra presenza ci corrobora, ci dà forza ed entusiasmo per proseguire su questa strada – ha spiegato iI presidente FEM, Mirco Maria Franco Cattani -. La rassegna è arrivata con successo alla sua quarta edizione, ma anticipo che il prossimo anno è nostra volontà aprire alle cantine estere. Questo interesse per i vini piwi fa parte della missione della nostra istituzione: la FEM, infatti, è una sorta di rompighiaccio, di iniziatore, come prevede il nostro statuto. Abbiamo il compito di interpretare i fermenti che vengono dal settore primario: siamo gli interpreti di una evoluzione in continuo divenire”.

L’evento, supportato dal Consorzio Innovazione Vite e dall’associazione Piwi international Italia, ha lo scopo di promuovere la conoscenza di queste nuove varietà attraverso un confronto tra vini prodotti con almeno il 95 per cento di uve provenienti da varietà Piwi (PilzWiderstandsfähig). Sul palco sono intervenuti anche il presidente di PIWI International Italia, Marco Stefanini e il consigliere di amministrazione di CIVIT, Arturo Pironti. Il seminario scientifico che ha preceduto la cerimonia di premiazione ha visto intervenire la professoressa Elena Baraldi dell’Università di Bologna sulla relazione tra ospite e patogeno nelle varietà resistenti, il professore Heidinger Ramon del Dipartimento di Enologia dell’Istituto statale di viticoltura di Friburgo sulle tipologie di produzione di vino da varietà PIWI in Germania e il professore Eugenio Pomarici dell’Università di Padova sul marketing e il posizionamento dei vini PIWI nel mercato Italiano.

Moderato da Marco Stefanini, responsabile dell’Unità genetica e miglioramento genetico della vite del Centro Ricerca e Innovazione nonché Presidente di PIWI International Italia, l’evento è proseguito con la presentazione dei dati della rassegna a cura del professor Andrea Panichi, docente di enologia del Centro Istruzione e Formazione FEM, e la premiazione delle aziende vincitrici a cura di Floriana Marin dell’Ufficio Comunicazione e Relazioni Esterne.

Le varietà Piwi

Le viti di varietà PIWI (PilzWiderstandsfähig, ovvero resistenti ai funghi) sono state selezionate per avere dei caratteri di resistenza naturali alle principali malattie fungine, richiedendo perciò un numero ridotto di interventi fitosanitari. Anche se a livello europeo queste varietà sono ammesse nelle diverse dop, in diverse regioni italiane la loro coltivazione non è stata ancora autorizzata, nemmeno per produrre vino IGT o generico.

Il Registro Nazionale delle Varietà di Vino comprende 36 varietà PIWI e la superficie coltivata con queste varietà supera alcune migliaia di ettari; in Veneto si trova la superficie più ampia, poi in Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Abruzzo, Emilia e Marche, Piemonte, Lazio e Campania.

Con questo evento la FEM intende valorizzare anche l’attività di ricerca e sperimentazione sulle varietà tolleranti che ha portato ad iscrivere del Registro nazionale quattro nuove selezioni, grazie alla preziosa collaborazione del consorzio CIVIT: Termantis, Nermantis, Charvir e Valnosia.

La storia del miglioramento genetico in FEM ha una lunga data, circa un secolo dai tempi di Rebo Rigotti. FEM ha intrapreso un’intensa attività di selezione genetica finalizzata alla resistenza, realizzando un piano di incrocio sin dal 1987. Oggi si producono circa 35-40 mila semi l’anno suddivisi in circa 100 combinazioni di incrocio. Questa attività di incrocio permette di selezionare genotipi con diversi caratteri di resistenza verso le diverse malattie (oidio, peronospora, marciume nero ecc…). Per rendere più efficiente la fase di selezione si utilizzano le tecniche di selezione con marcatori dei caratteri di resistenza alle malattie fungine. Oltre a questo obiettivo, FEM vanta un’intensa attività di incrocio anche tra i genitori piramidizzati e le varietà di Vitis vinifera più coltivate in diverse aree nazionali, tra le quali Chardonnay, Sangiovese, Montepulciano, Verdicchio e Schiava.

 

LA CLASSIFICA

Vini frizzanti

Terzo posto – Azienda Agricola Michele Sartori – Crun 2023

Secondo posto – Maso Bergamini – Sgris 2023

Primo posto – Azienda Agricola Ceste Beefour

Vini spumante metodo martinotti

Terzo posto – Cantina Colli del Soligo – Johanniter vino spumante brut 2023

Secondo posto – Azienda Agricola Filanda de Boron – Lauro 2023

Primo posto – Le Carline – Spumante dolce Resiliens BIO vegano s/a

Vini spumante metodo classico

Terzo posto – Villa Persani – Candido 2020

Secondo posto – Pravis – Narà 2021

Primo posto – Società Agricola Martignago – Rosato dosaggio zero 36 mesi 2020

Vini bianchi

Terzo posto – Francesco Poli – Naranis 2021

Secondo posto – Società Agricola AVA – Lastramor 2023

Primo posto – Terre di Ger Limine Bianco IGP Venezia Giulia 2023

Vini macerati

Terzo posto – Lieselehof – Julian Orange 2021

Secondo posto – Società Agricola Giannitessari – Rebellis 2022

Primo posto – Schmid Oberrautner – Spur IGT 2023

Vini passiti

Terzo posto – Azienda Agricola Cavalli Faletti – Solarino 2023

Secondo posto – Nove Lune di Alessandro Sala – Theia 2023

Primo posto – De Pieri – Dolce Paola IGT Veneto 2022

Vini rossi

Terzo posto – Ronco della Cava – Patior 2022

Secondo posto – Tenuta Gambalonga – Merlot Khorus 2023

Primo posto – Parco del Venda – Cigno Nero 2023

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