Matilde Poggi è una figura centrale nella produzione dei vini rosa in Italia. Crede nel rosato come terza, reale categoria di vino, come – forse, ad oggi – solo la Francia crede veramente. Non a caso, sono ben due le etichette proposte e affinate nel tempo. Il tappo a vite è suo alleato da tempo e il tempo in bottiglia non può che supportare la complessità.
Per il secondo anno, tiene in cantina un appuntamento ambito e speciale: la verticale dei suoi due rosati, il Rodon e il più recente Traccia di Rosa, per esplorare le evoluzioni di due vini diversi, eleganti e, al contempo, sorprendenti.
Non a caso, Le Fraghe è sempre molto alta in classifica nella guida 100 Best Rosé, edita da Luciano Pignataro e curata insieme ai colleghi Amodio, Granieri e Mosca.
L’incontro, volto ad approfondire l’evoluzione nel tempo, offre uno spaccato che non ha un valore legato solo all’azienda, ma alla categoria rosa in generale, ancora permeata da vari pregiudizi.
E il territorio di appartenenza, quello del Bardolino, sulla sponda veneta del lago di Garda, è da sempre centrale nella produzione italiana in rosa, con i suoi Chiaretto: è quindi naturale che da qui arrivino messaggi forti come questo.
Siamo tra il lago di Garda, i monti della Valpolicella e la Val d’Adige, scavata dai ghiacciai, piuttosto ventosa, a favore della sanità delle uve. Zona sassosa, ricca di minerali e siccitosa, tanto da portarla a costruire un pozzo, con tutti i lati positivi (drena e consente di entrare in vigna in qualsiasi momento) e negativi, per via della siccità da gestire.
Crede molto nella Corvina, che copre la maggior parte della produzione, anche per i rossi, cui affianca la Rondinella, come richiesto dal disciplinare. Se potesse, proverebbe a fare i rosati solo da Corvina, che dà anche maggiore stabilità al colore.
MATILDE POGGI: LA VERTICALE DI RODON
Il Rodon, Corvina all’80% (il resto Rondinella), è prodotto da vigne di 23 anni; parte della massa fa macerazione per poche ore, fermentazione spontanea, non fa malolattica, solo acciaio.
La 2024 è leggermente più scarna della ’23, come a rispecchiare l’annata, che dopo un anno si presenta perfetta: senza estroversioni giovanili, ma nemmeno accenni evolutivi da spiegare, come il tocco ammandorlato delle intriganti ’21 e ’22, pur sempre riconoscibili dall’onnipresente scia sapida.
MATILDE POGGI: LA VERTICALE DI TRACCIA DI ROSA
Traccia di Rosa arriva nel 2019: Corvina 90% (10% Rondinella), da vigne di 10 anni, selezione delle migliori uve della vigna Ronchilonghi di Affi. Macerazione in cemento per 24 h, fermentazione spontanea e cemento per 12 mesi. Qui si parte quindi dalla ’23, avendo un anno di lavorazione in più.
Del Traccia colpisce la trama vellutata e il sorso avvolgente. La ’23 offre un naso maturo, accattivante, nonostante la vivezza che arriva al sorso e pulisce. L’età aiuta anche il Traccia che, con l’annata ’22, offre maggiore integrazione: iodio, miele, macchia mediterranea e cipria per un sorso lungo e pungente. Più chiaroscurale la 2021, ancora vibrante, ma affascinante la 2020, con i suoi toni ambrati: pesca sciroppata, rosa candita, coerente e armoniosa, con finale sapido. Inganna la 2019, che sembra quasi un bianco (la gestione delle fecce e l’assorbimento che ne deriva è stato poi rivisto dopo questa primissima edizione), ma è la più evoluta, con frutta secca e torrefazione.










