Non si può dire di conoscere un vino senza aver approfondito il contesto storico e culturale da cui emerge; a partire dall’esempio più semplice e comune, senz’altro “italiano”: non si apprezza un vino fino in fondo finché non si abbina al cibo e alle ricette locali.
Lo sa bene il Consorzio del Sannio che grazie a un Presidente, Libero Rillo, e un direttore, Nicola Matarazzo con un gran team, illuminati si distingue su scala nazionale. E non appena messa a punto una comunicazione a più ampio spettro strutturata non ce ne sarà per nessuno. Ecco che il tour stampa in zona Benevento si articola su temi e approfondimenti diversi ma integrati: cantine, vigneti e vini sì, ma anche il Museo Archeologico, le Terme di Telese per l’abbinamento pizza e Falanghina su cui il Consorzio sta spingendo con tour mirati; e ancor, il mitico stabilimento Strega Alberti, il centro storico di Benevento e alcuni dei migliori riferimenti in termini di ospitalità della zona.
D’altra parte, se a seguito delle degustazioni di Assolenologi, la valutazione dell’annata è rimasta invariata rispetto allo scorso anno, nonostante un andamento più difficile, vuol dire che la crescita produttiva c’è stata e come.
Ci si sente più legati dopo un tour come questo, si entra meglio nel territorio e nelle sue sfumature e si conoscono meglio gli attori, tutti, di una terra fiera e ricca e, appunto, non solo in termini vitivinicoli che comunque spingono il Sannio alle vette dei dati regionali per numeri in termini produttivi.
Partiamo col fatto che il Consorzio è assolutamente attivo con ricerche, base fondamentale per costruire progetti nuovi e nuovi sviluppi. Queste, tra le altre cose, ci raccontano la popolarità crescente del bianco Falanghina che ha visto un aumento produttivo del 300% in 10 anni e non solo in Campania. Primati che attestano una vocazione tutelata grazie al lavoro cruciale delle cooperative sul territorio, oggi affiancate da piccoli artigiani del vino per un quadro completo ma delicato, da salvaguardare per evitare abbandoni e disequilibri a scapito di un percorso prestigioso in crescita.
Tra queste virtuose realtà, ho scritto di recente del Bue Apis: primo vino sannita ad aggiudicarsi i 3 bicchieri del Gambero Rosso quando le occasioni di visibilità erano poche (leggi qui). Un vino simbolo di un territorio: un Aglianico godurioso prodotto dalla Cantina del Taburno e d cui abbiamo visitato le vigne centenarie (fino a 250 anni) che ti portano indietro e a riflessioni sul fascino di questo nettare così denso di messaggi. Insieme all’aperitivo sull’Eremo di San Michele – a degustare vini che dimostrano la versatilità di queste varietà, su tutte Falanghina e Aglianico da lavorare in sottrazione o con legno a seconda dello stile preferito – si è trattato di esperienze immersive con relativa efficacia, massimizzata rispetto alla classica degustazione tecnica.
Le meraviglie territoriali come l’impressionante Arco di Traiano accessibile dal corso pedonale di Benevento; Il museo archeologico e il museo egizio (secondo solo a quello di Torino) a pochi passi l’uno dall’altro, restituiscono la grandezza di un territorio dalla storia profonda.
Tra le eccellenze territoriali, la visita allo stabilimento Strega Alberti è d’obbligo. Ammetto di avere un debole per questa realtà, il cui famoso liquore – immancabile nelle case degli italiani e riconoscibile dal colore giallo accesso grazie all’uso di zafferano – è copiato in tutti i modi a dimostrazione di un successo conclamato. Una lavorazione complessa che, ancora una volta, prova come il successo sia solo in minima parte frutto di combinazioni fortunose. La stanza delle spezie poi, lascia a… narici aperte!
La magia del borgo di Sant’Agata de’Goti e le cantine sotterranee di Mustilli sono tappa obbligata almeno una volta per andare a fondo circa la storia di un vitigno voluto e rilanciato, sebbene oggi possa suonare strano per quanto popolare e diffuso ogni oltre confine come simbolo della Campania e non solo. Direi che le foto siano molto più esplicative. È da qui, con Leonardo Mustilli, che parte anche quella fondamentale differenza tra Falanghina interna e Falanghina della costa.
La pizza leggerissima con impasto che prevede l’uso di acqua termale di Telese completa il quadro insieme al fascino dell’accoglienza di Masseria Roseto Cotroneo, una struttura bellissimi anche per eventi a mio avviso, e coordinati dal supporto al consorzio – garantito dall’agenzia Rotolando verso Sud, super professionale.
Ci si dimentica troppo spesso degli elementi a contorno come questi, funzionali quanto indispensabili e non sempre di questo livello. Finchè ci saranno operatori del genere che fanno squadra in modo eccelso e promuovono un’ospitalità tutto tondo non potrà esserci che un futuro roseo. Tra gli altri, cito anche la bellissima esperienza presso il ristorante Agape, come già condiviso sui social, e quindi con i fratelli Piscitelli; o il calore di “Casa”, scanzonato e autentico di Torre a Oriente.














