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Una visita serale aggiunge inevitabilmente fascino all’esperienza. Attraversare le vigne al calar del sole, con le luci artificiali accese solo quando necessario, ha qualcosa di particolarmente suggestivo. Se poi a questo si unisce la passione familiare che muove il progetto, il quadro è completo.

La storia dell’azienda ha anche un tratto di casualità, o meglio: di sfida. Antonio Pagano, decide di investire i proventi di un’operazione finanziaria per valorizzare le vigne del padre Angelo. Oggi il testimone è passato alla nuova generazione: suo figlio, Angelo a sua volta, ha scelto di dedicarsi completamente al vino, senza distrazioni.

L’azienda conta 26 ettari vitati per una produzione di circa 180 mila bottiglie, distribuiti su tre appezzamenti nella Caserta del Falernum, probabilmente la prima denominazione della storia se con questo termine intendiamo il legame tra vino e territorio: un concetto già chiarissimo ai tempi dei Romani.

fattoria pagano

Il nome Fattoria Pagano deriva dalle origini dell’azienda, che iniziò con una produzione agricola più ampia, comprendente anche alberi da frutto. I vigneti si trovano entro i 300 metri di altitudine, con piante mantenute a una certa altezza per evitare gelate improvvise e limitare l’assorbimento di calore dal terreno, fattore oggi sempre più rilevante con il cambiamento climatico.

La cantina, completamente nuova dal 2015, include anche la cucina e spazi per l’ospitalità. Da quest’anno è inoltre possibile produrre spumanti, come il Trebus, dai bianchi campani più noti: Falanghina, Greco e Fiano.

Durante una recente visita ho potuto degustare l’intera gamma accompagnata da piatti della tradizione locale memorabili: polpette, parmigiana e formaggi del territorio. Non serve aggiungere altro.

Tra i diversi vini, ecco alcune note: il Rosè — con accento invertito in omaggio alla mamma Rosetta — è ottenuto da Aglianico, Piedirosso e Merlot. È un rosato goloso, equilibrato dalla freschezza dell’Aglianico.

Il mio preferito resta però Pectus, Falerno del Massico Bianco da Falanghina in purezza, affinato per il 75% in tonneaux. Il profilo aromatico richiama crema pasticcera al limone, mentre il palato è materico, coerente e dinamico.

fattoria pagano vini

Il Gaurasi — dal nome della zona Aurasi — è invece un Falerno del Massico Rosso 2023 da Aglianico e Piedirosso. Il frutto è integro, accompagnato da note di pepe, per un sorso asciutto ma equilibrato, maturato anche grazie a un leggero appassimento dell’Aglianico in pianta.

Voluptas 2023, esprime invece un frutto nero intenso con richiami di liquirizia gommosa del Primitivo con una beva sorprendentemente scorrevole.

La vera sorpresa arriva però con Angelus, dedicato al nonno. Si tratta della riserva del Gaurasi, in sostanza un Falerno rosso selezionato in vigna e affinato 18–24 mesi in barrique, senza appassimento in pianta.

Durante la degustazione abbiamo messo a confronto 2019 e 2006, un piccolo grande regalo per chi ama osservare il tempo nel bicchiere.
La 2019 è profonda, speziata, arrotondata dalla maturità del frutto e più austera rispetto al Gaurasi.
La 2006, invece, apre su profumi di castagne, pot-pourri e caffè Borghetti, mostrando al palato una sorprendente vitalità.

Un finale che racconta bene l’anima di Fattoria Pagano: rispetto per la tradizione, visione familiare e una consapevolezza sempre più solida del proprio territorio.

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