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Negli anni, Festa a Vico è diventata uno degli appuntamenti di riferimento della ristorazione italiana. Un evento capace di intercettare temi e tendenze del settore, rinnovandosi senza perdere la propria identità. L’edizione 2026 ha cambiato muta per  tornare a numeri più snelli distribuendo il programma tra Vico Equense e Sorrento. Tra i tanti appuntamenti, però, ce n’è uno che continua a rappresentarne uno dei messaggi più forti.

Mi riferisco a Una promessa è una promessa e Gennaro Esposito lo porta avanti da anni con un’idea tanto semplice quanto fondamentale: il talento va riconosciuto quando è ancora una promessa, non soltanto quando è già diventato un successo.

Non è una competizione, ma un messaggio. Un messaggio apparentemente scontato, ma ancora centrale: individuare e incentivare i giovani talenti. Non una gara ma l’opportunità di raccontare la propria identità gastronomica davanti a giornalisti, chef e professionisti del settore come ha ricordato lo stesso Gennaro Esposito.

La varietà delle proposte presentate quest’anno lo dimostrava chiaramente. Dal percorso dedicato al tonno di Andrea Pietro Arcieri alla Corrente Adriatica di Antonio Lerro, dalla fresella mediterranea di Giorgio Vaccaro (PArtage, Napoli), tra i miei preferito insieme al Tortello in brodo non in brodo di Filippo Chignola (La Casa degli Spiriti, Costermano sul Garda), fino ai richiami vegetali e orientali di Enrico Fusi e Angelo Barletta (i piselli affumicati con mela verde, kizami wasabi e foglia di fico di FuBa, Tavarnelle Val di Pesa). Nessun filo conduttore imposto, se non quello di raccontare una cucina personale e contemporanea. Per me ha spesso vinto il richiamo della tradizione in chiave contemporanea quindi alla luce di riflessioni e tecniche per massimizzare equilibrio ed esplosione di sapori.

In un momento di generale ripensamento dell’enogastronomia, in cui non mancano derive elitarie e linguaggi sempre più distanti dal consumatore, un appuntamento come questo restituisce centralità all’essenza della cucina: idee, tecnica, identità e gusto, prima di ogni esercizio di stile.

 

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